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Analisi dei modelli | |
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FOTO della ANALISI
CEFALOMETRICA
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Le
immagini fotografiche di base, utili per la documentazione di un caso
ortodontico,comprendono:
Documentare
in maniera chiara, completa e corretta ciascun caso ortodontico è di
fondamentale importanza per scopi divulgativi, scientifici e di non minore
importanza, a fini medico-legali. Fino
ad oggi la modalità fotografica utilizzata in tutto il mondo dalla
comunita clinica escientifica per Corsi, Congressi, Conferenze, etc., è
la diapositiva.
Quest'ultima infatti, a differenza della stampa fotografica, permette di
fissare le immagini in maniera fedele, facilmente riproducibile in grandi
sale (se necessario, può essere stampata su carta), poco ingombrante per
lo stivaggio e relativamente a buon mercato. Chiarito questo, sarà utile
precisare che, a fini discorsivi nel prosieguo della trattazione, il
termine 'fotografia' verra spesso usato come sinonimo di diapositiva. Sono
disponibili svariati corredi fotografici, accompagnati da un alto numero
di gadget e commercializzati come "professionali". Ferma
restando la possibilità di orientarsi liberamente nella giungla
commerciale, verranno ora presi in considerazione gli elementi
indispensabili per ottenere delle buone diapositive intra ed extra-orali:
Qualsiasi
apparecchio reflex è in
grado di svolgere le funzioni utili al nostro scopo.Per semplicità,
possiamo considerare reflex quelle
macchine fotografiche che hanno la possibilità di cambiare gli obiettivi.
La vera differenza tra un apparecchio reflex
ed uno non reflex risiede nella
modalità con la quale l'immagine viene catturata dalla macchina e
trasmessa all'occhio del fotografo tramite il mirino (vale a dire tramite
la finestrella a cui si avvicina l'occhio per inquadrare il soggetto
interessato): Nel
sistema reflex, le immagini
entrate attraverso la lente dell'obiettivo vengno riflesse tramite un
sistema di specchi che termina nel mirino, direttamente nell'occhio
dell'operatore; Nel
sistema non reflex, invece, il
mirino ha un sistema di lenti diverso da quello dell'obiettivo per cui ciò
che vede il fotografo dal mirino non corrisponde esattamente all'immagine
che attraverso le lenti dell'obiettivo verrà impressionata sulla
pellicola fotografica. Di
conseguenza la fedeltà dei contorni e della inquadratura che si riscontra
in un fotogramma scattato da un apparecchio reflex,
risulta essere molto più vicina alle intenzioni di ripresa dei fotografo
di quanto non lo sia una immagine ripresa con un apparecchio differente.
Nel caso,per esempio, di una fotografia ortodontica endorale
l'inquadratura con una macchina non
reflex richiederebbe numerose prove prima di essere ottimizzata,
mentre con un apparecchio reflex sarà sufficiente cercare l'immagine voluta semplicemente
guardando attraverso il mirino. Tra
tutte le ottiche possibili l'obiettivo
più versatile e al tempo stesso completo per le nostre esigenze ortodontiche è un macro 55 mm. con una
luminosità (apertura massima del diaframma)
di almeno 3.5. Puntualizzeremo ora, per i meno esperti, il significato di
alcuni termini e valori
numerici utilizzati, poco sopra, per definire il tipo di ottica. Per
"macro' (o "micro" a seconda delle marche) si intende
un obiettivo che, alle normali caratteristiche, abbina la possibilità di
messa a fuoco molto ravvicinata senza dover ricorrere a dispositivi
aggiuntivi (tubi di prolunga, soffietti, etc.) che ne renderebbero, più
pesante e voluminoso l'utilizzo ortodontico. Con
il valore numerico"55
mm." (lunghezza focale dell'obiettivo ) si definiscono le
caratteristiche dell'obiettivo in esame dal punto di vista più
specificatamente "ottico", vale a dire
la possibilità di ripresa (intesa come "angolo di campo"
di ripresa abbracciato) delle lenti utilizzate
nella costruzione dell'obiettivo stesso. Esistono assemblaggi di lenti che
permettono angoli di ripresa molto ampi ( obiettivi grandangolari ),
rimpiccolendo di conseguenza gli oggetti inquadrati, queste categorie sono
caratterizzate da lunghezze focali da
8 a 40 mm. circa (più è basso il valore maggiore è il campo
inquadrato).Altri che riprodocono in grandezza naturale le immagini
inquadrate senza rimpiccolimenti od ingrandimenti
( obiettivi normali ), hanno una lunghezza focale che varia
da 45 ai 58 mm..Infine, obiettivi che ravvicinano ed ingrandiscono gli
oggetti inquadrati ( teleobiettivi ) con
valori da 60 mm. in su di lunghezza focale (maggiore è il valore,
più grande è il ravvicinamento dell'oggetto e minore è il campo
inquadrato). Nel nostro caso, non avendo
particolari esigenze di ripresa, si è scelta un'ottica normale a
grandezza naturale (55mm.). "Lumunosità"
di un obiettivo è il valore massimo di apertura del suo diaframma (in
pratica è il valore più piccolo riportato sulla ghiera dei diaframmi).In
questo caso a valori bassi
(per esempio: 3.5 -2.8 -1.7) corrispondono aperture sempre maggiori del
diaframma, mentre alti valori (11 -22 -32) stanno ad indicare chiusure
progressivamente più ridotte dello stesso. Dovendo ricorrere, per le
nostre immagini, sempre alla illuminazione artificiale del flash, è sufficiente utilizzare un obiettivo di luminosità
media quale un 3.5. Per
quanto riguarda l'illuminazione artificiale delle nostre immagini orali,
non vi è alcun dubbio sulla utilità del flash
anulare. ll grande vantaggio di questo tipo di flash risiede nella
possibilità di ottenere un'illuminazione uniforme e priva di ombre grazie
alla sua parabola che, circondando l'obiettivo di 360 gradi, permette alla
luce di giungere sul soggetto da tutte le parti senza la formazione di
ombre. La potenza di questo tipo di lampeggiatore non è mai eccessiva,
per questo il suo uso è limitato a particolari condizioni di ripresa
ravvicinata (macrofotografia: foto endorali) mentre altre situazioni (per
esempio le foto del viso) ne evidenziano chiaramente i limiti (scarsa
luminosità, alone circolare di contorno,etc.). Pur
esistendo un'ampia varietà di pellicole
fotografiche, occorre ricordare che, al di là della scelta personale,
sarebbe buona regola usare sempre lo stesso tipo di pellicola al fine di
mantenere una resa cromatica costante anche a distanza di anni.
Considerando le nostre esigenze, la sensibilità consigliata (vale a dire
il valore di "ASA') è di 64 o 100 ASA. In
apertura si è fatto cenno ai 5 diversi tipi di fotografie utili per ben
documentare un caso ortodontico:
Prenderemo
ora singolarmente in rassegna ciascun tipo di immagine fotografica. ll
reperimento delle foto endorali al contrario di quanto spesso viene
creduto, richiede studio, tempo e una buona dose di manualità. Lo scopo
è quello di ottenere una buona documentazione del trattamento terapeutico
effettuato od in corso. Per questo una fotografia intraorale ben fatta
deve soddisfare un solo proposito: mostrare al meglio tutto quello che
necessita di essere mostrato, rimanendo priva di qualsiasi soggetto
estraneo (quali ad esempio: dita, specchi, retrattori labiali, bolle di
saliva, etc.). Un
set completo di foto endorali non deve mostrare solamente il grado di
allineamento, di non allineamento dentale, ma anche il livello di igiene
orale, di salute parodontale, la forma dell'arcata dentale, eventuali
discromie dello smalto, lo stato delle cure dentali, della lingua, dei
tessuti molli, etc.. Per questo motivo due o tre immagini non possono
essere sufficienti ad inquadrare correttamente tutti gli aspetti sopra
elencati che, al contrario, vengono chiaramente evidenziati dalle sette
fotografie standard da noi prese in considerazione
:
L'ordine
numerico progressivo sopra citato è stato scelto in riferimento alla
successione con la quale le foto vengono usualmente presentate durante
l'esposizione di un caso e non secondo la sequenza con la quale sono stale
scattate, che rimane a discrezione dell'operatore. Prima
di procedere alla analisi di ciascuna foto, è utile fare alcune
precisazioni allo scopo di standardizzare, per quanto possibile, i nostri
sforzi fotografici. La prima riguarda il mirino
dell'apparecchio fotografico: tramite la sua parte centrale,
caratterizzata da una zona circolare o rettangolare (spesso zigrinata o
con una linea spezzata orizzontale), è possibile inquadrare precisamente
alcuni particolari dell'immagine (vale a dire "puntare" il
nostro scatto), rendendo cosi più facile la ripetitività della
inquadratura. La seconda vuole focalizzare l'attenzione sulla distanza
di ripresa : agendo sulla ghiera della messa a fuoco, si deve
raggiungere un valore (per esempio: 0.28m.) che rimarrà fisso per tutte e
sette le foto endorali e sarà mantenuto sempre uguale nel tempo,
garantendo uniformità di grandezza delle immagini. Come
precedentemente accennato, vediamo ora alcuni consigli sul modo di
eseguire le sette foto endorali.
1) zona laterale destra:
puntare la zona centrale del mirino nella regione del primo premolare
superiore avendo cura di lateralizzare il più possibile l'inquadratura
così da rendere visibili tutti i denti dai canini ai secondi molari. Per
ottenere questo, deve essere posta una estrema attenzione alla posizione
del retrattore labiale del lato considerato che dovrà essere tirato
posteriormente e lateralizzato il più possibile nella zona interessata,
mentre sarà contemporaneamente allentato il divaricatore controlaterale.
2) frontale: puntare sugli
incisivi centrali mascellari e mandibolari, avendo cura che i divaricatori
siano mantenuti parelleli ed egualmente stirati cosi da lasciare uguali
spazi vestibolari sia a destra che a sinistra (questo permette, tra
l'altro di evidenziare le basi alveolari).Fare attenzione che la
superficie anteriore della lente dell'obiettivo sia, grosso modo,
parallela alla faccia vestibolare degli incisivi centrali superiori. Se
ben eseguita, la foto frontale metterà in evidenza i dodici denti
anteriori.
3) zona laterale sinistra:
valgono naturalmente, le stesse raccomandazioni esposte per la zona
destra.
4) overbite-overjet:
questo fotogramma fa usualmente seguito, nella successione degli scatti, a
quello della zona frontale. Differisce, infatti, da quest'ultimo solo per
la diversa inclinazione verticale che la macchina fotografica deve
raggiungere spostandosi verso il basso al di sotto del mento rimanendo
centrata, in senso latero-laterale, sugli incisivi centrali. Lo scopo di
questa foto è quello di rendere evidente l'entità dell'overbite e dell'overjet
nonchè il grado di allineamento degli incisivi mascellari. La migliore
inquadratura si ottiene quando, spostando la fotocamera verso il basso, si
punta al centro del mirino il bordo incisale dei due incisivi centrali
superiori.
5) profilo dentale:
traguardare con la parte centrale del mirino la zona dei due canini di
destra, facendo in modo che la macchina fotografica (o meglio la
superficie anteriore della lente dell'obiettivo) sia parallela all'asse
antero-posteriore della bocca del soggetto (piano sagittale mediano) e che
sia visibile solo il contorno dell'incisivo centrale superiore di destra (
in modo che copra del tutto o quasi il sinistro). Fare attenzione che i
divaricatori labiali siano stirati sino all'altezza dei primi premolari
(ne avanti ne dietro !!). Lo scopo di questa immagine è quello di
mostrare il rapporto dei canini e l'entità dell'overbite e dell'overjet.
6) occlusale mascellare:
si invita il paziente ad estendere indietro il capo aprendo la bocca il più
possibile, si punta, quindi, il centro del palato sul rafe mediano
all'altezza dei primi premolari. Si invita l'assistente a stirare i
divaricatori simmetricamente ruotando lievemente il bordo superiore degli
stessi verso l'obiettivo, cosi da permettere una visuale completa
dell'intera arcata superiore. Lo scopo è quello di mettere in evidenza la
forma dell'arcata, perdite di contatti dentali in direzione
antero-posteriore, disturbi di eruzione, etc..
7) occlusale mandibolare:
la modalità di reperimento e lo scopo di questo fotogramma sono molto
simili al precedente con la differenza che il paziente deve essere
invitato ad inclinare il capo verso il basso ed a retrarre la lingua
posteriormente. L'obiettivo deve essere il più parallelo possibile al
piano occlusale e la zona centrale del mirino deve essere puntata al
centro del pavimento della bocca all'altezza dei due primi premolari. In
questo caso i divaricatori saranno, naturalmenle, ruotati in maniera tale
che sia il bordo inferiore ad avvicinarsi alla fotocamera. Consigli
tecnici. Tutte e sette le fotografie considerate, a condizione che siano eseguite
con attenzione e senza fretta, possono essere fatte in "presa
diretta" vale a dire senza l'ausilio di specchi endorali. Risulta
peraltro evidente che, per alcune immagini particolarmente angolate può
essere utile fare ricorso agli specchi: parliamo della prima, terza, sesta
e settima foto (rispettivamente: laterale destra. sinistra, occlusale
mascellare e mandibolare). Per
quanto riguarda la tecnica di esecuzione fotografica (valori di diaframmi,
tempi di posizione e distanza) consigliamo di eseguire delle prove
utilizzando diverse combinazioni diaframmi/tempi e considerando che i
valori cambiano in funzione di numerose variabili quali: tipo di flash
utilizzato, distanza di ripresa, sensibilità della pellicola, tipo di
obiettivo. La combinazione giusta sarà, ovviamente, quella attraverso la
quale si otterranno i risultati migliori. A titolo di esempio, utilizzando
una macchina Nikkormat con un obiettivo Nikon Micro-Nikkor da 55mm. con
luminosità 3.5, pellicole Kodak Ektacrome da 100 ASA, flash anulare
Vivitar Macroflash 5000, ad una distanza di messa a fuoco di 24 cm., si
ottengono buone foto con un rapporto diaframmi tempi di:
diaframma 22 e tempo 1/125. Le
fotografie del viso del paziente mettono in risalto lo stato dei tessuti
molli facciali prima, durante e dopo il trattamento. con le asimmetrie, i
cambiamenti delle strutture facciali, lo stato labiale, la forma del naso,
la morfologia del viso, etc..
Posizione del paziente. Le
due immagini, di fronte e di profilo, vengono effettuate chiedendo al
paziente di stare eretto (seduto o meglio, in piedi), in posizione di
riposo con labbra e muscoli mentali rilassati, lo sguardo rivolto diritto
davanti a sè, con il padiglione auricolare scoperto.
Standardizzazione. Per
ottenere immagini confrontabili, è di fondamentale importanza che
l'orientamento spaziale del paziente sia facilmente riproducibile e che la
distanza di ripresa sia sempre uguale. Per
quanto riguarda la riproducibilità si può puntare il mirino
altezza dell'occhio, a metà strada tra questo ed il padiglione
auricolare, avendo cura di inquadrare il soggetto in modo che il profilo
del naso copra appena la visione delle ciglia dell'occhio nascosto (nel
nostro, caso l'occhio sinistro). Nella
foto di fronte, si traguarda il punto mediano all'altezza degli occhi
avendo cura che l'apparecchio fotografico sia il più parallelo possibile
al piano frontale o, in altri termini, che l'asse lungo dell'obiettivo sia
perpendicolare allo stesso piano. La
distanza del soggetto deve essere fissata da prima, regolando la ghiera
della messa a fuoco su di un preciso valore (per esempio: 0.7m.), e quindi
cercando, in visione diretta dal mirino, la giusta distanza di ripresa
alla quale il soggetto sarà a fuoco, muovendosi avanti ed indietro con la
fotocamera senza più toccare la ghiera di messa a fuoco. Questa
operazione, teoricamente facile in pratica si rivela assai spesso molto
meno semplice del previsto, a cause della difficoltà nell'ottenere il
giusto fuoco con gli spostamenti dell'apparecchio fotografico anzichè
ricorrendo all'uso diretto della ghiera dell'obiettivo. Per
ovviare a questo inconveniente si possono utilizzare vari espedienti: il
modo più sicuro per ottenere immagini ad una distanza costante è quello
di fissare la camera al craniostato utilizzato per la teleradiografia e
scattare la foto con il paziente posizionato nel craniostato stesso, in
alernativa, si può legare uno spaghetto, di misura nota, alla macchina
fotografica e, prima di scattare, verificare attraverso di esso la
distanza dal soggetto. Consigli
tecnici.
Rimane valido il discorso fatto a proposito delle fotografie endorali:
fare delle prove di ripresa utilizzando diversi rapporti diaframmi/tempi e
scegliere quello che porta a risultati migliori. Utilizzando il corredo
fotografico esposto sopra, ad esempio si ottengono buoni risultati con un
diaframma 5.6 ed un tempo di 1/60 posizionando il paziente alla distanza
di 70 cm. (ossia posizionando la ghiera delle distanze su 0.7 m.). E'
sempre consigliabile utilizzare uno sfondo
standard per entrambi i fotogrammi, a tal scopo può essere utilizzato
un cartoncino opaco di colore bianco (od un telo) da tenere il più
possibile vicino al paziente e di grandezza tale da riempire completamente
l'inquadratura intorno al soggetto. Le
foto del modello in gesso devono permettere una buona visione di insieme
del modello stesso in tutti i suoi aspetti. Per questo si possono prendere
quattro fotogrammi base che per completezza possono essere accompagnati da
altre due immagini:
1) Foto laterale destra:
si mette il modello in posizione laterale e, traguardando nella zona dei
primi molari (o a seconda dei casi tra i premolari ed i molari), si scatta
dopo essersi accertati che l'inquadratura sia perfettamenle laterale, il
lato posteriore del modello non deve essere visibile dal mirino.
2) Foto di fronte:
centrando l'inquadratura tra gli incisivi centrali, avendo cura di non
inclinare la macchina fotografica in alto od in basso.
3) Foto laterale sinistra:
si ripetono le stesse accortezze tenute per quella di destra.
4) Foto occlusale: dopo
aver disposto i modelli sul dorso ed aver messo in contatto i due lati
posteriori, si scatta mirando al centro della linea che unisce i due bordi
posteriori facendo attenzione alla posizione parallela della macchina
fotografica rispetto al piano del tavolo di appoggio.
5) Foto linguale destra:
con i due modelli in occlusione girati posteriormente, si cerca la
migliore inguadratura dei rapporti occlusali linguali di destra spostando
la macchina lateralmente sul lato sinistro fino a visualizzare l'aspetto
occlusale dai canini agli ultimi molari.
6) Foto linguale sinistra:
simile alla situazione precedente ma dal lato opposto. Consigli
tecnici. Spesso può essere mantenuta la stessa esposizione delle foto endorali
variando solo la distanza di messa a fuoco. Seguendo gli esempi
precedenti, con i modelli ad una distanza di 35 cm. si possono utilizzare:
diaframma 22 e tempo 1/125. Rimane sempre valida la empirica regola delle
prove di esposizione. Per
eseguire le foto delle due lastre normalmente utilizzate ortopantomografia
e teleradiografia, sono necessari: il diafanoscopio e la macchina
fotografica senza flash. Il
diafanoscopio deve essere dotato, come unica caratteristica
importante, di una illuminazione uniforme, vale a dire di più di una
lampada e possibilmente non circolare. Alla
fotocamera deve essere tolto il flash, sia per comodità operativa
che per evitare possibili aloni oscuri tondeggianti. Una
buona diapositiva di lastra radiografica deve mostrare il più fedelmente
possibile tutti i dettagli visibili ad occhio nudo sul diafanoscopio. Consigli
tecnici. Prima regola base per le buona riuscita di questo tipo di fotografia è
quella di riquadrare la lastra con del cartone di colore nero opaco allo
scopo di schermare la luce del diafanoscopio che deborda ai lati della
radiografia che indurrebbe in errore l'esposimetro della macchina
fotografica. Fatto questo, si sceglie la giusta inquadratura e dopo aver
cercato, tramite le regolazioni sulle ghiera dei diaframmi e dei tempi, la
giusta esposizione (che si legge nel mirino con modalità differenti a
seconda del tipo di macchina utilizzata) si porta il diaframma sul primo
valore di sovraesposizione, quindi, dopo aver ricontrollato
l'inquadratura, si scatta. FOTO della ANALISI
CEFALOMETRICA La
prima cose da fare per ottenere delle buone immagini cefalometriche è
trasferire il tracciato dal foglio di acetato su un foglio bianco di carta
extra-strong. Fatto
questo, occorre ricorrere a due
lampade da tavolo (ottime se da 250 Watt.ciascuna) ed alla macchina
fotografica alla quale sarà stato tolto il flash anulare e sarà stato
montato un filtro di tipo 80-A blu il cui scopo è quello di filtrare alcune
bande di colore dominante, dovuto alla luce artificiale, che renderebbero
la diapositiva di colori assai diversi da quelli reali. Consigli
tecnici. Poste le lampade laterarmente al foglio da fotografare, ad una distanza
di 40-50 cm da esso, ed in posizione simmetrica, si cerca per prima la giusta inquadratura, quindi, con la
tecnica precedentemente descritta, si trova la esposizione corretta. Da
quest'ultima, agendo sempre sulla ghiera dei diaframmi si raggiungono due
diaframmi di sovraesposizione e, dopo aver ricontrollato la messa a fuoco
dell'inquadratura, si scatta il fotogramma. Dr. Luigi Scotti
Bibliografia 1.
Bondi M.:
Terapia ortopedica funzionale
dell'apparato stomatognatico.
Seconda Edizione, Masson 1993. 2. Jarabak J.R. ; Fizzell J. A.:
Light-wire edgewise
appliances.
Mosby Company,Saint Louis l972. 3.
Calvezzi - Celentano - Lazzarin.:
Il dizionario della
fotografia.
Cesco Ciapanna Editore 1985. 4.
Micci M.; Scocco C.; Spagnolo S.:
Fotografia l'ABC.
Cesco Ciapanna Editore 1982. 5.
Rakosi T.; Jonas I.:
Diagnostica ortognatodontica.
Masson 1992. |